Ago 29

Intervista di Angelo Masetti a Radio Vaticana
27 agosto 2010

In Somalia sono ormai centinaia i civili che hanno abbandonato le loro case nella capitale, Mogadiscio, a causa delle violenze tra i soldati del governo transitorio somalo e i ribelli islamici Shabab. Gli scontri si protraggono ormai da cinque giorni e hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti. Per un commento sulla situazione nel Paese Linda Giannattasio ha intervistato Angelo Masetti, portavoce del Forum Italia–Somalia:

R. - Questi scontri non sono un’assoluta novità, ma è da moltissimi mesi che gli Shabab stanno tenendo sotto forte pressione il governo transitorio e stanno mietendo moltissime vittime ed è molto tempo che le truppe dell’Amisom reagiscono contro di loro soltanto se attaccate.

D. - Dal punto di vista umanitario sono ormai centinaia le persone in fuga dalla capitale, da Mogadiscio…

R. - La situazione a Mogadiscio è terribile non soltanto nell’ultima settimana, oramai gli esuli da Mogadiscio e dalla Somalia si possono contare in diversi milioni, ci sono stime che parlano di due o tre milioni di esuli all’estero, cifre che vanno dal 20 al 30% della popolazione somala.

D. - Gli Shabab rivendicano un forte legame con Al Qaida, qual è il loro ruolo nel Paese, quali sono le loro posizioni?

R. - I vertici degli Shabab in Somalia sono quasi tutti stranieri, i somali formano i quadri intermedi e la bassa manovalanza. Questo significa che l’organizzazione è un soggetto che sta rispondendo a ordini che vengono dall’estero. Questo per dire anche che ciò che sta succedendo in Somalia, ha molto poco di somalo ed è molto significativo invece sul piano internazionale. C’è uno scontro oramai fra chi sta cercando di affermare in Somalia un Islam aggressivo e assolutamente estraneo alla cultura somala e chi cerca di resistere a questa penetrazione. In questi anni nonostante che gli Shabab continuino ad avere una forza militare estremamente esigua non gli si è contrapposto da parte della Comunità internazionale una forza sia militare che civile adeguata a metterli fuori combattimento.

D. - Secondo molti analisti pesa l’assenza della Comunità internazionale, però le Nazioni Unite dopo 17 anni di assenza, torneranno gradualmente a Mogadiscio. Sara possibile questo rientro, che significato ha?

R. - Se intendiamo come rientro di civili, in questa situazione non credo che sia assolutamente praticabile perché non esiste la sicurezza. Quello che bisogna fare in Somalia oggi è dare alle truppe dell’Amisom, in futuro alle truppe delle Nazioni Unite, un mandato molto più penetrante, molto più efficace nei confronti degli Shabab e stabilire a livello internazionale che la questione somala deve essere risolta dando al governo transitorio la forza e l’autorevolezza necessaria per poter conquistare anche i cuori della popolazione somala.

AUDIO
intervista-masetti-radio-vaticana-27-ago-20101

Ago 24

Il devastante attentato di oggi, 24 agosto 2010, a Mogadiscio ricorda alla comunità internazionale che la crisi somala richiede un cambio di marcia.
Il gruppo terrorista  denominato “Al Shabab” , nonostante la costante pressione sulla capitale, dimostra chiaramente di non avere la forza militare per prevalere sul debole Governo Transitorio Somalo. D’altro canto la cronica indecisione della comunità internazionale, che non ha consentito alle Istituzioni Somale di diventare credibili e di assumere il controllo del territorio, sta provocando un paradossale bilanciamento di due debolezze contrapposte.
Se le forze Amisom ed i militari somali avessero i mezzi ed il mandato necessari, Mogadiscio potrebbe essere liberata da Al Shabab con uno sforzo sicuramente non eccessivo. In tal caso l’intera popolazione civile della capitale sosterrebbe l’azione delle forze governative, perché Al Shabab è e rimane un corpo estraneo alla società somala.
A chi giova cuocere la Somalia a fuoco lento ?

Lug 6

Il Presidente Berlusconi faccia leva al più presto sul suo rapporto di amicizia con Gheddafi per salvare la vita di centinaia di Somali ed Eritrei detenuti nei lagher libici e ponga fine alla pratica leghista dei respingimenti in mare che, con tutta evidenza, equivale alla condanna a morte per i potenziali richiedenti asilo provenienti dalla Libia.

Ricordiamo che per Somali ed Eritrei – memori della lunga occupazione coloniale- l’Italia continua ad essere un Paese di riferimento e stupisce che la destra al Governo rinneghi questi legami storici e chiuda gli occhi e le orecchie in nome dell’obbedienza ai diktat della Lega.

Deve essere chiaro che respingere in mare e fare accordi con la Libia senza esplicite garanzie sul rispetto dei diritti umani significa rendersi complici di torture ed omicidi.

Questi sono i frutti del fallimento di una politica spettacolo che miscela disinformazione ed uso sproporzionato della forza per tenere viva una emergenza immigrazione che non esiste e coltivare scientificamente la crescita della paura, della xenofobia e del razzismo.

Giu 16
Umberto Eco: “A piccoli passi verso il regime”

Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola… Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l’altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato

È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

continua


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Giu 14

la storia vera e dolorosa del Maggiore Carlo Calcagni
Chi può manifesti concretamente la propria vicinanza

http://www.facebook.com/event.php?eid=128766103806758

Lettera Inviata al Ministro della difesa da Carlo Calcagni:

Egregio Signor Ministro della Difesa,
sono il Maggiore E.I. Ruolo D’Onore Carlo Calcagni, residente a Cellino San Marco (BR), cell. 3316740040, rformato il 30 ottobre 2007 con il 100% di invalidità per gravi infermità, contratte in missione internazionale di pace, Bosnia 1996, riconosciute dipendenti da causa di servizio e riconosciuto vittima del dovere;
ho costante necessità di controlli, cure e quotidiane terapie salvavita, che effettuo anche periodicamente in Inghilterra, ed è proprio dall’ospedale di Lecce, reparto di onco-ematologia, che Vi scrivo questa mia richiesta;
vorrei raccontare e far comprendere, personalmente e con cortese urgenza, a Lei, Signor Ministro della Difesa, il dramma che sto vivendo quotidianamente ed il terribile velo di silenzio che circonda gli “Uomini” come me,
Io vorrei sollevare questo velo e raccontare quella verità (la verità di chi soffre) che non è quella delle cause milionarie dove gli unici a vincere sono gli avvocati, o quella di un film come quello appena uscito, ma è quella della solitudine e del non sapere se si avranno i soldi per le medicine o per affrontare quelle cure che in Italia non ci sono e che quotidianamente devo affrontare per sopravvivere e purtroppo non ho più i soldi per continuare a farlo;
preciso che da quando ho iniziato le cure, dal 2002, non ho mai ricevuto alcun rimborso per le spese sostenute: solo per l’ultimo ricovero in Inghilterra dal 15 gennaio 2010 al 18 febbraio 2010 ho speso circa 50mila euro e ci dovrò tornare per un nuovo ricovero per tutto il mese di giugno prossimo, per cui saranno necessari circa 30mila euro che non ho!
Se lo Stato fosse presente io e molti altri non saremmo diventati preziosi oggetti per “cause milionarie” per associazioni e avvocati che spesso lucrano sulle nostre disgrazie.
Siamo uomini che hanno inconsapevolmente sacrificato la loro vita al servizio di uno Stato che oggi è assente, che ci esclude, che ha dimenticato che noi siamo una parte importante dei suoi più fedeli servitori. Morti e malati che butta via come fossimo inutili stracci.
Siamo uomini e meritiamo tutto il Vostro rispetto, il Vostro aiuto. Un aiuto, dove anche un gesto o una parola spesi per noi, non sarà mai stato vano.
firmato
Magg. R.O. Carlo Calcagni

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